sabato 1 giugno 2013

Il mio amico fragile. Parte 0: Filoporeicamente Faber.

Se Filoporeia è amore per il cammino, Fabrizio De André può essere considerato come il massimo ispiratore (e involontario esponente) di questa neo-non-corrente di delirio.

Tutto ciò è assai meno presuntuoso di quanto possa sembrare: non intendo vendermi o noleggiarmi come il novello erede di Faber, chiaro, quanto esprimere il mio amore per la sua opera, che tanto mi ha dato e tanto continua a darmi, ogni giorno come fosse il primo.

Lettori più o meno occasionali, sta per iniziare un viaggio tra i lavori musicali (mai descrizione fu più riduttiva) del Sommo Cantastorie.


Non un'esaustivo ciclo di scrittoconferenze o recensioni.
Sono pienamente consapevole di non avere nemmeno lontanamente i requisiti per potermi accostare alla sua figura come grande esperto musico-filosofico-letterario-deandreiano.

Solo, un personalissimo diario di bordo.
Pensieri commenti eccetera estremamente soggettivi, legati alla mia esperienza.

Il tutto con disposizione mentale filoporeica: alla ricerca di emozioni e percorsi in totale libertà e autoanarchia, senza presunzioni di oggettività. "Per la stessa ragione" eccetera eccetera.

A chi mi seguirà, buon tutto. Se non sarò all'altezza del compito ne prenderò atto senza mettermi sgabelli di ego sotto ai piedi.

Passo, e chiudo con le parole di Fabrizio.

"Lalalallà lalà lalà, lalalallà lalà lalà." (da "Il pescatore")

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