Non mi piace la tua aria di sfida.
Te lo dico subito, per non lasciare spazio a fraintendimenti nel breve-medio termine.
Te ne stai lì, comodo comodo, nella tua chicchera, intento a giudicare la mia malcelata sonnolenza.
Ma devi sapere una cosa.
Non sopporto il razzismo.
Anche quello verso i sonnolenti.
Perciò, te lo dico una volta per tutte, SMETTILA DI GIUDICARMI.
Ci conosciamo sì e no da tre minuti, non ne hai il diritto nè il rovescio nè tantomeno il dovere.
Ti dimostrerò la mia forza. E non potrai più permetterti quell'aria compiaciuta tardorococò.
Oggi, è deciso, TI G U S T E R O'.
Sì, hai capito bene.
Ti gusterò.
Non ti trangugerò, non ti divorerò bisognoso debole bramante come un Sansone stempiato.
Ti farò mio, ma con la calma dei forti, con la forza flessibile del giunco.
Qualcosa da obbiettare?
Un ultimo desiderio?
Donne, alcool, marjiuana?
No?
D'accordo. Come vuoi, piccolo sbruffone marronbruno dal retrogusto dolciamaro.
A noi due.
Che poi vedi, vedi quanto tempo perdo a parlare con te?
Tempo perso, sprecato, buttato nella turca d'un autogrill.
Che poi, ora che me lo fai notare
cazzo
si è fatto tardi
ma tardi tardi
cazzo che tardi
devo andare
[pausa]
E vabenevabenevabene!
Stavolta hai vinto tu.
Ma sarà l'ultima.
Com'è vero che la guerra dei cent'anni non durò un secolo che gesù cristo ogni tanto era stitico che la terra è piccola e la luna ancora di più.
Tieni il tuo euro, avido barista.
E non guardarmi così stupito, sai?
Accontentati della fredda pecunia, e più non dimandar.
E in quanto a te
caro caffè
caro nettare degli stanchi e dei ritardatari
puoi anche andartene affanculo
senza passare dal Via
e senza GPS.

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