lunedì 17 giugno 2013

Lo Schiavo e il Re.

King Lear -finished-by *jurithedreamer

Il Re è seduto sul trono, vestito con Tonaca, Mantello, Spada e Corona.
Entra lo Schiavo, vestito solo di una sporca Tunica.

Lo Schiavo si prostra.

S: "Maestà."
R: (lo guarda pensieroso) "Maestà. Maestà. Qual sussiego in una sola parola. Quanto recondito timore nasconde qualche sillaba, quale ancestrale sopraffazione in sì poche lettere." (si siede accanto allo Schiavo, ancor più pensieroso)
S: "Maestà, non capisco."
R: "Lo comprendo, e me ne dolgo. Ma questo è il prezzo da pagare per avere potere, nevvero? L'incomprensione"
(lo Schiavo fa per parlare, ma il Re lo interrompe con un gesto)
"Non ti angustiare. Solo, rispondi ai miei quesiti, e capirai."
S: (stupito) "Come desidera, Maestà."
(il Re si alza)
R: "Chi sono io?"
S: "Il Sovrano."
R: "E chi sei tu?"
S: "Uno Schiavo."


Il Re sospira.

R: "Dunque, tu pensi questo." (altro sospiro)
"Ma dimmi, cosa possiedo Io più di Te, perchè Io abbia il diritto di essere Sovrano?"
S: (si prostra di nuovo) "Voi siete bello, aitante, ricco, famoso, nobile. Io sono brutto, insignificante, povero, sconosciuto, infimo."
R: "E ho qualche merito, se non il fatto di essere nato tale?"
S: (esita) "Io... Non so."
R: "Orsù, non temere e rispondi sinceramente. Valgo Io più di Te per meriti, o per sorte?"
S: (esita, poi sussurra) "Io... Credo per sorte, Maestà."
R: "Esatto." (si siede)
"Esatto." (sospira)

Lo Schiavo china la testa.
Ma un sente dentro sé una nuova Forza.

R: "Ahimè, così funziona il nostro Mondo maledetto."
(si alza e fissa lo Schiavo)  "Lo trovi giusto?"
S: (esita. Poi alza la testa e fissa il Re. Una nuova luce illumina il suo sguardo.) "No, Maestà. Non lo trovo giusto."
R: "Molto bene." (fissa il pubblico, e si toglie Tonaca, Mantello, Spada e Corona. Ora è vesito come lo Schiavo)
"E ora, dimmi. Se mi tolgo Nobiltà, Ricchezza, Forza e Potere, sono così diverso da te?" 
S: (fissa il Re con fierezza) "No, Maestà."
R: "Infatti." (fa cenno allo Schiavo di alzarsi. Si guardano.)
"Quando io guardo te, non vedo uno Schiavo, ma un Uomo. Ora osservami. Cosa vedi?"
S: (sorride) "Un altro Uomo."
R: "Un altro Uomo. Figlio di uomini, padre di uomini. Non abbiamo nulla di differente."
(il Re abbraccia lo Schiavo) "Siamo Fratelli."

Il portone si spalanca, ed entra il Principe, scortato da tre Guardie.
Il Principe è vestito con Tonaca, Mantello e Spada.
Osserva la scena disgustato, quindi ordina alle guardie di incatenare il Re e lo Schiavo, che non oppongono resistenza.

Raccoglie la Corona da terra.
Gli mancava solo quella.

La indossa lentamente, e ride.

Poi guarda il Re.

P: "Padre. Come puoi abbassarti al livello di uno Schiavo?"
R: "Figlio. Come puoi abbassarti al livello di un Re?"
P: "Stai farneticando. Sei una delusione per l'intero Regno. Al popolo serve un nuovo Capo. Un Re, pronto a guidarlo in Pace e in Guerra. Un sovrano che sia temuto e rispettato. E quello sarò Io."
R: "Al Popolo serve un nuovo capo, è vero. Ma non sei certo tu."
P: (ride) "Sei un vecchio sciocco, Padre. Chi meglio di me? Ho una Tonaca d'ermellino, un Manto rosso, una Spada lucente, e ora anche una Corona ingioiellata."
R: "È vero. Ma non indossi nessuna sporca Tunica da schiavo. Ecco ciò che ti manca per governare."
P: "Ma solo il Popolo porta tuniche!"
R: (sorride tristemente) "Appunto, Figlio. Appunto."
P: (ride) "Tu sei pazzo. Nessun governante porterà mai una sporca tunica!"
R: (fieramente lo guarda fisso negli occhi) "Appunto, Figlio. Appunto."

Il Principe ride, ma è nervoso. 
Fa un gesto alle Guardie.
Due di loro fanno inginocchiare il Re e lo Schiavo.
Ma non sono più Re e Schiavo.

Sono Uomini.

La terza Guardia solleva la spada, ma esita.
Guarda un Uomo, poi l'altro.
Si rende conto che sono diversi.
Ma non capisce più chi era Re e chi Schiavo, poichè ai suoi occhi sono ormai uguali.

Una Luce illumina i due
.

U: "Addio, Fratello mio. Siamo stati uguali in vita e non lo sapevamo. Saremo uguali in morte, e ora lo sappiamo."
U: "Addio, Fratello mio. Moriremo a testa alta, da Uomini. E forse un giorno anche altri si scopriranno tali. Allora non ci saranno più ne Re, nè Schiavi, nè Principi, nè Guardie. Ma Uomini. Tutti diversi, eppure tutti uguali."
U: "Noi moriremo ora, ma la Speranza non morirà mai."
U: "Noi moriremo ora, ma la sete di Libertà e Giustizia mai verrà domata."

Un cenno del Principe.
La Guardia compie il suo dovere.

Le teste dei due Uomini cadono.
Rotolano a terra.

Silenzio.

Le due Guardie osservano la Luce scomparire lentamente.

La terza Guardia si inginocchia, e piange.

Il Principe siede sul Trono.

Silenzio.

Sipario.

Fine.


(14/03/2011/)




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