I personaggi.Una delle grandi capacità di Faber è senza alcun dubbio quella di creare personaggi vivi, indimenticabili.
Essi si muovono, parlano, vivono e muoiono al ritmo della voce del loro creatore, che cantando ne tratteggia i colori come fossero dipinti.
Avevo la mezza idea di descrivere i brani uno per uno, quasi didascalicamente.
Poi ho pensato che forse non ne sarei capace. Mille altri l'han fatto, e senz'altro meglio di me.
Pensa che ti ripensa, compare nella mia testa un'immagine.
Un vecchio.
Un po' Fabrizio, un po' me, un po' semplice vecchio.
Emozioni, immagini, fantasie.
E camminando con lui per le vie del borgo, mi rendo conto di quanto lui sia molto più adatto di me per parlare di alcuni personaggi di Tutto Fabrizio De Andrè.
Questo è il resoconto del mio incontro con lui.
Sperando che tornerà a trovarmi.
Chiudo gli occhi, tendo le orecchie.
Passi e urla e bestemmie permeano l'aria sudata e salmastra della vecchia Genova.
Il colore è antico, sbiadito, seppia, ma i suoni chiassosi sono vividi come un dipinto espressionista.
Mi guardo attorno. La piazza risponde al mio sguardo attraverso una moltitudine di occhi braccia corpi.
Cammino con piglio deciso, ed entro in un vicolo. Le case alte e diroccate nascondono dietro sè un sole bruno come l'autunno.
Perso nell'osservazione aristofanea delle nuvole e dei loro giochi incontri scontri, urto per l'appunto un vecchio.
Ha tra i sessanta e i settant'anni, credo. La faccia rugosa da marinaio.
Barba bianca voce roca sguardo d'aquila.
Un uomo che ha conosciuto il mare e se l'è scopato.
Quello mi guarda e inizia a urlarmi contro in dialetto. Io non capisco, glielo dico.
Quello mi guarda, ancora, fisso, e inizia a parlarmi in un italiano biascicato.
"Che poi cosa ci sei a fare qui? A guardar nuvole tutto il giorno si inciampa, sai?"
Si accende una sigaretta e se la fuma fottendosene bellamente di me.
Io continuo a guardarlo. In silenzio.
Dopo qualche minuto si rende conto che non può ignorarmi ancora per molto.
Getta a terra il mozzicone e lo lascia morire, deliberatamente lento.
Poi
quello mi guarda
ancora.
"Che ci fai ancora qui? Che vuoi da me? Non sono tuo padre nè ci tengo a esserlo, sai?"
Gli rispondo con gentilezza. Gli parlo del mare, delle onde, e di note musicali che come schiuma si infrangono tra gli scogli.
Quello
si intenerisce, un po'.
Bene attento a non farmelo vedere.
"Mi ricordi qualcuno tu. Sai? Un ragazzo di un paesino qui vicino, anche lui alto occhi verdi. Era buono. Anche lui parlava del mare."
Si siede sul suo sgabellino, e accende un'altra sigaretta.
![]() |
hang on by ~robinkore |
"Qui lo si chiamava Miche'. Il Miche'. Era un ragazzo innamorato, il Miche'. E la ragazza, per Dio, era uno splendore, bionda e bella e delicata, una vela spiegata al tramonto."
Sospiro.
"Mari' era bella, sai? Un po' troppo bella, in mezzo a un quartiere di bagasce. Un giorno ti arriva questo balordo che inizia a tirarla qui e lì, no?, la vede bella quindi dev'essere sua. E se la prende, il figlio di puttana, oh sì, se la prende eccome.
Mari' ne esce distrutta, un fiore appassito. E quando Miche' lo scopre va a casa del bastardo e lo ammazza di botte, senza pietà.
Ma il balordo era ricco e influente e benvestito e benpensante. E Miche' ai giudici non disse nulla, nulla!, di Mari'. Sai com'è l'ambiente dei paesini, tutti a parlare e sparlare, e se la donna viene stuprata se lo cerca lei, bestia impura, e stronzate così.
Così lui se ne va in prigione, vent'anni gli avevano dato. Sono andato a trovarlo il giorno prima che si impiccasse ad un chiodo. Mi raccontò tutto e mi pregò di non dirlo in giro."
Gli occhi sono velati di lacrime. Lui tira su col naso e continua a parlare, guardandomi negli occhi.
"E si è impiccato ad un chiodo. È morto così.
E i figli di puttana l'hanno gettato nella fossa comune senza messa nè croce, perchè di un suicida mica hanno pietà!"
La voce è alta, quasi urlata.
Poi si calma.
Respira, si passa la mano ruvida nella barba.
La voce ora è bassa, trema un po', con dignità.
Mi fa un cenno con la mano, inizia a camminare.
Lo seguo per la città vecchia. Di sottofondo, una ragazzina canta una canzone sconcia, dal sapore antico. La guardo. È poco più che una bambina. Mi guarda, espressione maliziosa. Si accarezza le curve appena accennate e mi sorride mostrandomi la lingua.
Gola secca, mi allontano caracollando con la coda tra le gambe, seguito dalle risatine della piccola.
Ci sediamo davanti a una chiesa.
Accanto a noi una puttana, lineamenti mascolini voce d'uomo faccia triste.
Il vecchio si è acceso un'altra sigaretta. Ne offre una al travestito, che accetta e ci guarda in silenzio.
Il vecchio indica l'edificio.
"Questi qui sono i peggiori. Si credono chissà chi, si riempiono le bocche di grandi valori ultraterreni, riservano posti all'inferno per chiunque tranne che per loro, e poi che fanno? Benedicono le guerre, ricoprono il sangue versato d'acquasanta e ti dicono che è sacro."
Bestemmia, potente, dal cuore.
Il diacono che usciva in quel momento dalla chiesa si fa un segnodellacroce volante e guarda male prima il vecchio, poi me, poi la nostra compagna.
Il vecchio si incazza.
"Cos'è, ti fa schifo la bestemmia, la puttana, il deviato? E com'è che quando alla domenica fanno tutte la processione sei lì dietro alle finestre a sbavare, gran maiale? Bruttu galûsciu de 'n purtòu de Cristu, nu t'è l'únicu ch'u se n'è avvistu che in mezzu a quelle creatúe che se guagnan u pan da nûe a gh'è anche teu muggè!"
Il diacono fugge rosso in volto bianco dentro.
Il vecchio si è un po' calmato.
"Vedi che schifo che mi fanno questi qui? Si tolgano il crocifisso dalla bocca. Di giorno difensori della fede e della morale, grandi sacerdoti prelati magistrati professori, e di notte? Cinquemilalire per sentirsi dire "micio bello e bamboccione". Puah."
Sputa. Il travestito annuisce.
Il vecchio finisce la sigaretta, poi guarda le nuvole. Il cipiglio si ammorbidisce, si addolcisce.
Se ne accende un'altra.
Chiude gli occhi e continua a parlare.
![]() |
Marinella by ~RiotKarma |
"Poi succede che una di queste ragazze si innamora. Capita, sai? Ce n'era una, una volta, che si era proprio innamorata. La frequentavo spesso. Era bella, bellissima, molto giovane, un fiore, un corpo che cantava ballate, capelli lisci di corvo, labbra rosse sorriso d'angelo. Dopo le notti, dopo l'amore a pagamento, stavamo lì nel letto a parlare d'amore vero. E un giorno lei mi raccontò questa cosa, di essersi innamorata appunto. E si illuminava, splendeva quando mi raccontava dei baci e dei sorrisi e dei fiordalisi! Lei si concedeva a lui per amore, quello vero!, e facevano l'amore, per davvero! E quando mi raccontava dei baci rubati al vento, delle carezze, del suo re senza corona e senza scorta..."
Il vecchio piange. Senza ritegno.
La nostra compagna lo stringe forte, gli accarezza il capo canuto, come madre premurosa.
Gli offro una sigaretta. Ne piglio una anch'io.
Lui si asciuga gli occhi, e continua a parlare, con voce tremante.
"Poi succede che muore. E non si sa nulla. La trovano in un fiume, dicono che sia scivolata, tanto è una puttana, chissenefotte? Si sarà ammazzata, sarà caduta, e se pure l'avesse uccisa qualcuno cazzi suoi, ha scelto lei di fare la puttana. Aveva solo sedici anni, ma era una puttana."
Si passa la mano tremante sulla barba. Mormora, come tra sè e sè.
"Sei volata in cielo. La stella che ti ospita è la stella più fortunata. Come tutte le cose più belle, vivesti solo un giorno. Come le rose. Anche loro vivono poco, e sono belle. Tanto belle."
Sta lì ancora qualche minuto. Si lascia accarezzare dalla nostra silenziosa compagna.
Le campane suonano.
I fedeli iniziano ad arrivare, un gregge pregante e belante si accalca fuori dalla chiesa.
La fiumana di corpi ci lancia occhiate di disgusto.
Stavolta sono io che prendo l'iniziativa.
Prima di dargli il tempo di incazzarsi ancora, prendo per mano il vecchio e mi allontano dagli idolatri, seguito dalla prostituta.
Percorriamo ancora la via dell'andata. La ragazzina è ancora sulla porta. Saluta la nostra compagna, le salta al collo e l'abbraccia.
Parlottano un po' tra di loro.
Io e il vecchio le aspettiamo fumando, in piedi.
Si decidono a seguirci, entrambe. Mano nella mano. In silenzio.
La bambina mi lancia un'altra occhiatina maliziosa, ma continua a tacere.
Camminiamo fino a giungere al porto.
Sta arrivando la sera. Il cielo è arancio, gremito di gabbiani.
Il rumore non è più assordante come prima. Qualche bestemmia, qualche vecchio ubriacone che maledice le donne il tempo il governo, qualche imprecazione.
Ma è tutto più lieve, attutito dallo scroscio delle onde e dal cigolio lento dei moli e dall'odore di salsedine.
Ci sediamo su uno scoglio, lontani dal vocìo.
Tutti e quattro.
Stiamo lì. Un po'.
A guardare il mare i gabbiani il tramonto.
Poi il vecchio rompe il muro del silenzio, con voce roca di vita vissuta.
"Strana bestia l'amore. Viene, va, nasce muore. Ogni volta sembra invincibile, infinito, eterno, "non ci lasceremo mai e poi mai", belle parole che scorderai tra un mese tra un anno, e poi che succede? Che ci si lascia, che passa, come foglia rossa d'autunno come i monti come il rigagnolo che evapora. E ricopri d'oro la prima che incontri per strada per un bacio mai nato, per un amore nuovo, ancora una volta.
Ma è bello, eh! È bello. È una favola, ma è una bellissima favola. E se non si autodistrugge, ci pensa la follia dell'uomo a dargli il colpo di grazia.
Con la guerra, per esempio."
Sospiro.
"Uno va in guerra illudendosi di servire la Patria, ma è la Patria che si serve di te. Vai lì, ti riempiono di mostrine e stelle e vanagloria e parole parole parole.
Poi succede che crepi. E ora che se morto, la Patria può gloriarsi di un altro eroe alla memoria.
E la tua donna? Chi la consolerà? La medaglia d'oro, l'illusione? Chi?"
Altro sospiro.
Torna a guardate il mare, i gabbiani, il tramonto.
Noi aspettiamo, pendendo dalle sue labbra e dai suoi occhi.
Si accende una sigaretta. Me ne offre una.
![]() |
Piero's war-watercolour 5 by ~Sadboy-Elchicotriste |
"C'era una volta questo ragazzo. Buono, buonissimo. Viveva una vita serena, macchè serena, felice! Aveva una casa, un campo tutto suo, una moglie stupenda che lo aspettava.
E si amavano e facevano l'amore tra papaveri e girasoli.
Ma poi succede il casino, quello ammazza quell'altro, si coglie al volo la scusa, e tutti in guerra, viva l'interventismo e l'irridentismo e il patriottismo.
Piero dovette andare. Non ebbe il coraggio di disertare. Lo avrebbe fatto, eh, ma se poi lo prendevano? Lo fucilavano, e come avrebbe fatto Ninetta sua a vivere con l'onta di un marito morto e traditore della patria? No. Piuttosto sarebbe andato alla guerra, sperando di portare a casa la pelle.
E così partì.
Sopravvisse, un po'.
Marciò tutto l'inverno, con l'anima in spalle, triste, ma deciso a tornare.
Arrivò la primavera, poi il Maggio odoroso.
E insieme, la sua morte.
Vide un uomo in fondo alla valle. Un soldato nemico.
Gli si avvicinò, quatto quatto. Era pronto a sparare, il dito già sul grilletto, quando lo assalì un pensiero, un dubbio, un "e se".
"E se quell'uomo fosse uguale a me?"
Stette lì, atterrito dall'idea di uccidere un suo simile, un Piero straniero con una sua Ninetta, una sua casa una sua vita una sua paura.
L'altro lo vide all'improvviso, e ne ebbe tanta paura che sperò.
Piero morì lì, in quel campo di grano, tra quei mille papaveri rosse.
Pensò che il tempo non gli sarebbe bastato a chiedere perdono per ogni peccato.
Pensò a Ninetta, la sua Ninetta che lo aspettava a casa.
Pensò, ma morì. Unico ornamento, una piccola lacrima appena sotto l'occhio destro.
Ora dorme lì.
In quel campo di grano.
Tra quei mille papaveri rossi."
La voce si abbassa fino a spegnersi.
La prostituta abbraccia la bambina, che piange un pianto di sale e di foglia.
I miei occhi sono bagnati.
Il cielo è sopra di noi, ormai blu, trapuntato di stelle.
Le guardo, e mi sembra di vedere le storie narrate dal vecchio rispondere al mio sguardo.
Vittime di questo mondo, morti eppur vivi in parole ricordi sensazioni.
Mi lascio travolgere.
Riporto lo sguardo sulla Terra.
Il vecchio è in piedi su uno scoglio, davanti a noi.
Ci dà le spalle.
Poi si gira, e ci guarda.
Sorride.
Non lo rionosco più, o forse sì?
È il solito vecchio
il marinaio
viso di pietra
occhi di bosco
ma è anche un bimbo
un giovane innamorato
una puttana
un assassino
un assassinato
E
ci guarda, ancora.
Parla.
Ancora.
Non lo ascolto
ma lo sento
con le orecchie e col corpo.
Sento il calore dei due corpi accanto al mio.
Li stringo, forte
mentre il vecchio scompare.
Poi
chiudo gli occhi
e mi metto a sognare.
Chiudo gli occhi
e
mi metto
a volare.




No, non c'è niente da dire. Bellissimo, davvero.
RispondiElimina